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DRAMMATURGIE ORIGINALI / REGIE

Scrivo da quel confine dove la psicologia incontra la filosofia, e dove l’urgenza umana si fa materia scenica. Il mio è un teatro umanista, inquieto, che non parla dell’“uomo” in astratto, ma dell’essere umano come campo di forze, come nodo di contraddizioni, come coscienza in cerca di sé attraverso l’altro. È uno spazio di transfert continuo. I personaggi non sono mai semplici identità, ma specchi, ombre junghiane, resistenze, proiezioni. I dialoghi sono armi per duelli psichici, in cui l’inconscio fa irruzione sotto forma di gesto, lapsus, o desiderio non detto. Ogni scena è un rituale di attraversamento: i personaggi sono costretti a confrontarsi con ciò che non vogliono sapere di sé.

Chi siamo, quando non sappiamo più chi siamo?
Non cerco di spiegare: cerco di tenere aperta la domanda. Il mio è un pensiero che si incarna. Un filosofare attraverso la carne, la voce, il silenzio.

Al centro di tutto: l’incontro. Con l’altro, o con se stessi. Non come lieto fine, ma come rischio. Perché l’altro non è mai rassicurante: è il passaggio obbligato per accedere a una parte dimenticata di sé.

TESTI ANDATI IN SCENA 

UNO MOLTO BRAVO
Faust: variazione contemporanea sul tema dell’anima perduta.

LO LIE TAA
Racconti di desideri spinti fino al loro esaudimento.

DONCHISCI@TTE
La quantistica dei mulini a vento.

PROSPERO E MIRANDA
Shakespeare esoterico: animus e anima prima della tempesta.

SACRA FAMIGLIA
Un esorcismo catartico per tutti i familiari.

NERO TANGO

Un corpo a corpo tra drammaturgia e passione, sul confine tra identità e abbandono.

 

PIRANDELLO ORA PRO NOBIS
Una preghiera per chi non sa più distinguere la maschera dal volto.

 

GITA ALL’INFERNO

Un inferno dantesco senza aldilà: qui e ora.

 

L’OSPITE
La tragedia di una vittima servita calda agli spettatori carnefici.

 

SHAKESPEARE ONE ON ONE
150 repliche di uno Shakespeare che non stanca mai.

 

CLUB X
L’ultima misera storia d’amore in un futuro presente.

 

DENTROTERAPIA
Un incontro ravvicinato del terzo disagio.

 

IN UNA STANZA
Non per scelta, non per amore, ma perché altrove non si può più andare.

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