NUNZIO CAPONIO

GITA ALL'INFERNO
Un inferno dantesco senza aldilà: qui e ora.
Ho immaginato un uomo. Un uomo qualsiasi. Senza nome, senza volto. Un uomo che potrebbe essere chiunque tra noi. Un politico, dicono. Ma prima ancora, un essere umano. Lo sorprendo all’ingresso di una selva, appena oltre i margini del reale. È stato derubato, forse ucciso. Ma il vero furto non è il denaro. È il senso. Da quel momento comincia il suo viaggio. Un viaggio all’inferno. Non l’inferno delle fiamme e dei demoni, ma quello che ci costruiamo ogni giorno, mattone dopo mattone, con le nostre scelte, i nostri compromessi, le nostre omissioni. Il compagno di cammino non è Virgilio, ma un reietto, uno spettro marginale della nostra società, forse il nostro specchio più sincero. E il cammino non è quello del 1300, ma il nostro: un labirinto di stanze mentali, sociali, politiche, dove l’inferno non è più un aldilà, ma un adesso. Ho voluto che Dante fosse presente. Nei versi, nelle visioni, nei simboli. Ma che fosse rovesciato, contaminato, sovvertito. Perché oggi non basta citare i classici: bisogna scorticare la loro pelle e chiedere cosa resta. “Gita all’Inferno” è un atto teatrale necessario. Un rito laico e spietato. Un invito a guardare senza filtri il punto in cui ci siamo persi. Perché solo chi ha il coraggio di attraversare le proprie tenebre, forse, potrà tornare a “riveder le stelle”.
Drammaturgia | Nunzio Caponio
Regia | Nunzio Caponio e Simeone Latini
In scena | Nunzio Caponio, Simeone Latini
Disegno luci | Lele Dentoni
Costumi | Salvatore Aresu
Riprese filmiche / effetti speciali | Roberto Putzu
Produzione | Akroama Teatro Stabile d'Innovazione